L’ Amica delle mogli

Autore
Adattamento di Gianni Garrera, da Luigi Pirandello
Regia
Nicola Alberto Orofino
Interpreti
Gianmarco Arcadipane (Viani), Giorgia Boscarino (Elena), Giovanni Carta (Venzi), Lydia Giordano (Anna), Carmen Panarello (Marta).
Anno
2026
Luogo
Teatro Stabile di Catania - Sala Futura
Altre info

Scene e costumi    Vincenzo La Mendola

Luci   Gaetano La Mela

Fonica  Marco Napoli

Assistente alla regia   Gabriella Caltabiano

 

https://www.instagram.com/reel/DVf6fNGiuwt/

 

 

https://www.scriptandbooks.it/2026/03/15/la-nemica-delle-mogli-e-dei-matrimoni-in-un-pirandello-firmato-orofino-allo-stabile-di-catania/

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“Un cast brillante e coeso”
“L’ambigua modernità della Marta della poliedrica Carmen Panarello, affascinante, sinergica e quasi tellurica”
“L’essere e l’apparire sono ancora una volta protagonisti indiscussi di uno svelamento epocale della nuova direzione intrapresa dalla donna…”
ANNA DI MAURO – Script and Books
SestareteradioTV –  ANTONELLA INSABELLA :
Teatro  Stabile di Catania :
Ambientata nella borghesia romana degli anni Venti, la commedia ruota attorno alla figura di Marta, donna affascinante e modernissima che diventa consigliera delle giovani mogli degli amici: suggerisce come arredare la casa, come curare il proprio stile, come interpretare la moda e il gusto del tempo.
Ma il suo ruolo di “amica delle mogli” finisce per conquistare soprattutto i mariti, generando tensioni, gelosie e un progressivo ribaltamento degli equilibri nella vita coniugale.
Con l’ironia e la lucidità tipiche di Pirandello, prende forma il ritratto di una donna emancipata e consapevole, capace di mettere in crisi i ruoli tradizionali e di accendere un conflitto tra desiderio, potere e identità sorprendentemente attuale.
Un percorso intenso che ha accompagnato il pubblico dentro l’universo pirandelliano, tra sguardi, silenzi e verità non dette.
NOTE DI REGIA :
Marta è una donna nubile, affascinante e desiderata, che decide di aiutare le giovani e inesperte mogli dei propri amici a “gestire” il difficile ménage familiare, assistendole nel complicato compito dell’arredamento degli appartamenti di nozze, e della cura della persona attraverso l’educazione ai principi della moda e delle tendenze in fatto di trucco e acconciature. Consigliare le giovani mogli, diventare “amica delle mogli”, soddisfa l’esigenza di appagare i desideri dei mariti, attraverso mirati interventi atti a colmare lacune e mancanze che potrebbero guastare la vita coniugale.
Gli effetti della “cura” però, come si vedrà, avranno nella commedia esiti del tutto inattesi.
E’ il 1926. Lo sfondo è quello della borghesissima società romana, fatta di apparenze e ipocrisie. Un mondo oppressivo, certo, che però cominciava lentamente ad aprirsi. Sono gli anni della nascita del cinema sonoro, dell’emancipazione femminile, delle gonne che scoprono la caviglia, dei capelli alla garçonne. Tendenze queste che Marta rappresenta come meglio non si poteva.
Tutti nella commedia ruotano attorno alla sua figura. Le mogli sono conquistate da lei perché risolutrice di problemi e sacerdotessa del nido familiare; i mariti rimangono incantati dalla sua “modernità” e dal suo gusto. Gusto che si sostituisce a quello delle mogli, che arrivano addirittura a non avere alcuna voce in capitolo circa l’addobbo del nido (Elena vede per la prima volta la casa solo dopo il matrimonio, quando ormai tutto è stato adornato, e la “cura” di Marta avrà su di lei effetti tragici).
Il risultato? Un inesorabile declassamento delle mogli a favore di Marta (ogni giorno che passa, la moglie va giù, sempre più giù… Ed ella invece in alto, sempre più in alto!)
Così Venzi asserisce al secondo atto:
“E mentre al cospetto di lei la sposa impallidisce, svanisce, ella, invece, pare non si curi che di questa, non parli che di questa, come se volesse proteggerla e difendere dall’oblio; e attribuisce a lei i suoi pensieri più squisiti, i suoi più delicati sentimenti; cosicché la sua superiorità di fronte all’altra salta continuamente agli occhi”.
Ma perché Marta fa tutto questo? Non sarà forse uno studiatissimo tentativo di vendetta sugli uomini che non l’hanno scelta? Una sorta di rivincita volta a dimostrare ai mariti quale moglie lei sarebbe stata e che cosa loro si sono persi? Questa almeno la tesi del gelosissimo Venzi, ipotesi che lo condurrà verso la strada della follia più nera.
Sia quel che sia, rimane il ritratto di una figura modernissima di donna emancipata, sacerdotessa della moda, dell’arredamento, della roba, del capitale. Donna libera, mai civetta, che ripugna il genere maschile (per lo meno quello che le si presenta). Pirandello dona a L’amica delle mogli una forte e autentica consapevolezza femminista inserendo quest’opera all’interno del dibattito sulla dicotomia maschile/femminile mai così attuale.
Nicola Alberto Orofino