NOTE DI REGIA :
Marta è una donna nubile, affascinante e desiderata, che decide di aiutare le giovani e inesperte mogli dei propri amici a “gestire” il difficile ménage familiare, assistendole nel complicato compito dell’arredamento degli appartamenti di nozze, e della cura della persona attraverso l’educazione ai principi della moda e delle tendenze in fatto di trucco e acconciature. Consigliare le giovani mogli, diventare “amica delle mogli”, soddisfa l’esigenza di appagare i desideri dei mariti, attraverso mirati interventi atti a colmare lacune e mancanze che potrebbero guastare la vita coniugale.
Gli effetti della “cura” però, come si vedrà, avranno nella commedia esiti del tutto inattesi.
E’ il 1926. Lo sfondo è quello della borghesissima società romana, fatta di apparenze e ipocrisie. Un mondo oppressivo, certo, che però cominciava lentamente ad aprirsi. Sono gli anni della nascita del cinema sonoro, dell’emancipazione femminile, delle gonne che scoprono la caviglia, dei capelli alla garçonne. Tendenze queste che Marta rappresenta come meglio non si poteva.
Tutti nella commedia ruotano attorno alla sua figura. Le mogli sono conquistate da lei perché risolutrice di problemi e sacerdotessa del nido familiare; i mariti rimangono incantati dalla sua “modernità” e dal suo gusto. Gusto che si sostituisce a quello delle mogli, che arrivano addirittura a non avere alcuna voce in capitolo circa l’addobbo del nido (Elena vede per la prima volta la casa solo dopo il matrimonio, quando ormai tutto è stato adornato, e la “cura” di Marta avrà su di lei effetti tragici).
Il risultato? Un inesorabile declassamento delle mogli a favore di Marta (ogni giorno che passa, la moglie va giù, sempre più giù… Ed ella invece in alto, sempre più in alto!)
Così Venzi asserisce al secondo atto:
“E mentre al cospetto di lei la sposa impallidisce, svanisce, ella, invece, pare non si curi che di questa, non parli che di questa, come se volesse proteggerla e difendere dall’oblio; e attribuisce a lei i suoi pensieri più squisiti, i suoi più delicati sentimenti; cosicché la sua superiorità di fronte all’altra salta continuamente agli occhi”.
Sia quel che sia, rimane il ritratto di una figura modernissima di donna emancipata, sacerdotessa della moda, dell’arredamento, della roba, del capitale. Donna libera, mai civetta, che ripugna il genere maschile (per lo meno quello che le si presenta). Pirandello dona a L’amica delle mogli una forte e autentica consapevolezza femminista inserendo quest’opera all’interno del dibattito sulla dicotomia maschile/femminile mai così attuale.